Igor Francescato Blog

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I 70 INDIMENTICABILI ANNI DI PAPA’

Papà Bruno ha festeggiato sabato 11 giugno i suoi primi 70 anni. E li ha festeggiati in modo straordinario, in una festa a sorpresa in compagnia di 140 tra parenti e amici stretti! Grazie ad una mia iniziativa, ma anche alla collaborazione di molte persone.
Mi piace condividere qui quest’esperienza. Forse sarà utile a qualcuno.

LA MOTIVAZIONE CHE SCATENA LA FANTASIA
E’ successo nel 2004 che papà Bruno Francescato, all’età di 63 anni, è stato colpito da un ictus celebrale. Le conseguenze sono state la paralisi parziale del corpo: la metà sinistra è rimasta irrimediabilmente “lesa”. Papà riesce a malapena ad alzare il braccio sinistro, senza aprire la mano, chiusa a pugno e a muove a stento la gamba sinistra, riuscendo a fare solo qualche passo, con l’ausilio di uno speciale bastone a 3 punte. L’unica “fortuna”, se così si può dire, è che la parte destra del cervello di pà, quella che riguarda l’intelletto e la parola, è rimasta sana: Bruno è fisicamente disabile, ma intellettualmente abile, o quasi. Parla con un po’ di fatica (la paresi gli ha colpito anche mezza bocca, mannaggia), ha qualche “chiodo fisso” e lacuna, ma il suo spirito e la voglia di “fare”, di vivere e di imparare sono rimasti quelli di una volta. Di quel tempo in cui dedicava tutta la giornata al suo orto, alla gestione della discarica e della pesa pubblica del paese, alla sua casa rurale di campagna, che aveva ri-costruito e reso vivibile pian piano, senza risparmiarsi manco un minuto, perché la sua vita era “fare”, costruire, riparare, inventare, conservare. Bruno non si è goduto tanto la vita, come molti veneti cresciuti nella povertà e abituati al sacrificio (talvolta non proprio necessario). Tempo per divertirsi ne ha sempre trovato poco: lavoro lavoro lavoro e le piccole gioie della quotidianità: la famiglia, pochi amici e i suoi animali domestici, cani, gatti e pesci rossi.
Dal giorno dell’ictus il suo fisico purtroppo invecchia molto più velocemente di una persona sana (alla malattia “vecchiaia” non sfugge nessuno, se si riesce a campare a lungo). Ora pà dimostra molti più anni di quelli che ha. E non si sa quanti anni ancora ne potrà vivere in modo sereno e umanamente tollerabile (nessuno conosce il proprio destino, fa parte delle sorprese della vita). Così ho pensato che sarebbe stato importante festeggiare questi suoi primi 70 anni, in modo “INDIMENTICABILE”!

IDEE, DURO LAVORO E LE PERSONE GIUSTE
La motivazione ha scatenato la mente. Da quando mi sono messo in testa un aggettivo così ambizioso, raggiungere quest’obiettivo è diventata la mia sfida. E per fortuna che il periodo necessario a organizzazione la festa ha coinciso con il mio momento di disoccupazione dalla RAI (sono, come tanti, un dipendente “stagionale” della tv pubblica). E che ho messo via dei soldini proprio per questa festa, dedicando un mio recente lavoro a papà.
Per fare una festa che funzioni, importanti sono le persone che ci saranno, “la compagnia”, come si dice a Treviso. E se queste persone, ho pensato, fossero TUTTI (o quasi) i parenti di babbo? I famigliari, i fratelli, gli zii, i cugini, i secondi cugini e anche gli amici più cari? Bello! Un sacco di gente che papà non ha più visto e che non si è più incontrata tra di loro da anni e anni, se non a qualche funerale o ben che vada ai rari matrimoni di famiglia (a cui si invitano, al giorno d’oggi, solo i famigliari stretti). Il piccolo problema era che io non conoscevo la maggior parte delle persone della nostra sterminata famiglia…
Così comincio a contattare i parenti più stretti, gli 8 fratelli di papà. Li chiamo e vado a trovare ciascuno di loro, armato di un block notes, penna, computer e scanner. Infatti, la prima idea che mi era venuta è di farmi raccontare aneddoti e storie d’infanzia sulla vita di “Bole” (così veniva chiamato papà da piccolo, perché era un po’ grassottello). Volevo sapere tutto della sua gioventù, dei lavori che aveva fatto anche all’estero, della musica che ascoltava allora, degli amici con cui aveva vissuto la parte più bella della vita. Comincio a raccogliere le testimonianze dei fratelli e le foto degli archivi privati famigliari, perché avrei voluto poi realizzare un documentario – omaggio sulla vita di Bole. Un film in chiave ironica, nello stile goliardico e scherzoso del carattere di papà. Non l’ho più fatto, poi dirò perché. Però ho continuato a cercare e scannerizzare le foto di famiglia che riuscivo a trovare.
Ma la ricerca, per essere completa, dovevo allargarla anche a tutti gli altri famigliari e agli amici più intimi. E siccome conoscevo solo qualcuno della sterminata dinastia dei Francescato – Carron, ho cominciato a comporre l’enorme puzzle di famiglia pezzo dopo pezzo, mezza informazione alla volta, chiedendo a ognuno che riuscivo a incontrare, informazioni su qualcun altro. E così telefonata dopo telefonata, visita dopo visita ho conosciuto così anche di persona alcuni cugini di papà che neanche sapevo esistessero, zia Cesira di 96 anni, ancora “in gamba”, e anche l’unica zia Francescato in salute, zia Corinna di 89 anni! Così, centinaia di foto scansionate più avanti, sono riuscito a capire che i miei bisnonni paterni (i genitori di nonno e di nonna) hanno avuto uno 6, l’altro 7 figli, i quali hanno generato un’infinità di gente! Il calcolo preciso vuole che le 2 famiglie Francescato e Carron contano la bellezza di 287 persone!!! In un paio di mesi di visite e telefonate a decine di persone, grazie anche alla collaborazione di alcuni parenti che mi hanno aiutato, sono riuscito a comporre delle precise “schede” per ogni ramo familiare, con le informazioni di ciascuno: le date di nascita/morte, i soprannomi, i figli, i figli dei figli, gli indirizzi e i contatti di ciascuno. Gli indirizzi mi sono serviti per mandare a casa l’invito ufficiale alla festa (questo, a cui hanno fatto eco le email e gli inviti ufficiali su Facebook, a cui tra l’altro mi sono iscritto per l’occasione). Mentre con i dati personali ho ritenuto utile realizzare l’ALBERO GENEALOGICO della famiglia, che nessuno era riuscito a fare prima. Un bel ricordo da portarsi a casa quel giorno! Io mi sono occupato delle ricerche e un’amica illustratrice, Barbara Brancher ha fatto il capolavoro! Un tassello dell'”indimenticabile” era fatto, forse l”indi”. E poi l’albero non volevo regalarlo: avrei chiesto un contributo, che sarebbe servito anche a coprire una piccola parte delle spese. Così, per convincere i familiari a prenderlo, ho realizzato questo spot demenziale (a tempo di record, girandolo da solo nel terrazzo e nel giardino comune sotto casa).

Un albero genealogico + un omaggio dalla California al prezzo speciale di 9,99 €uri! Solo chi l’ha comprato sa che l’omaggio internazionale è nientepopodimeno che… un bagigio! Ah ah!
Intanto l’idea del documentario l’ho abbandonata, visti i tempi stretti (io risiedo a Roma e non ho potuto stare su dai miei più di una ventina di giorni) e valutato che, in una giornata di ritrovo di parenti che non si vedevano più da una vita, la proiezione di un film di media durata sarebbe stata fuori luogo. Ho però catalogato tutte le 656 foto che ho raccolto: scrivendo su ciascuna la descrizione di chi compare, dove e quando e il “donatore” che l’ha messa a disposizione. Con queste foto ho fatto una “presentazione” (le foto si avvicendano una dietro l’altra ad un intervallo preciso, con didascalia in sovrimpressione) che ho proiettato su un grande schermo durante tutto il giorno della festa. Inoltre ho fatto 30 dvd con tutte le foto ad alta qualità, pronte per la stampa, che ho regalato ad altrettanti convenuti. Così la visione collettiva delle “foto de ‘na volta”, in cui molti si sono rivisti giovani e belli, e hanno anche potuto rivedere e ricordare un vecchio parente scomparso, ha scatenato nei presenti nostalgia e vera commozione. Così ha funzionato anche la proiezione di qualche breve video che ho preparato per l’occasione (giorni di lavoro per trovare, riversare anche da pellicola e montare i video), come il matrimonio di una zia, sposata nel 1973, l’unica testimonianza filmata in cui si ci sono insieme i fratelli di papà e i suoi genitori nella vecchia casa, o il video in cui Bruno canta da grande tenore “O solo mio” (il suo ex cavallo di battaglia alle feste). Aggiunto il “men” all’ambito aggettivo.
E il luogo dell’evento? Doveva essere grande, comodo, riservato, economico e con uno spazio per ballare. Per fortuna già lo conoscevo perché ci ero stato per altre feste: era vicino a Treviso, enorme, con un grande parcheggio, senza barriere architettoniche e con un’ottima cucina! Il club dei Migranti di Musano, una cooperativa che organizza pranzi e cene per associazioni e feste private, che riserva tutta la struttura per il tuo evento. Fatta! Vado, prendo accordi e prenoto.
La scelta del menu era fondamentale, perché il mangiare bene insieme è il momento centrale della convivialità. E siccome tutta la parentela ha origini trevigiane, semplici e umili, bisognava scegliere un menu che riproponesse i sapori dei piatti tipici della cucina veneta e che piacesse a Bruno! Mamma è stata di grande aiuto, perché è stata lei la cuoca di casa per tanti anni. E infatti il menu che abbiamo scelto (eccolo qui) l’ha fatto praticamente mammà, con i suggerimenti di mia sorella e la collaborazione del cuoco, che poi l’ha preparato con maestria. 
Ma non è questo il menu che si sono trovati dinanzi i conviviali, ma questo demenzial-familiar. Ho pensato che un menu demenziale, con riferimenti alla famiglia e ai piatti tradizionali “rivisitati” in chiave comica, avrebbe subito fatto sintonizzare gli umori con lo spirito goliardico dell’iniziativa. Così, fino ai secondi (quando è arrivato il menu vero), nessuno sapeva cosa sarebbe arrivato sul piatto, un po’ preoccupato dal dubbio di una “sbaretoea al sugo godereccio” (“lucertola al sugo”) o di un “figadèi sensa déi e sensa pèi”… Divertente, ah ah! Però dell’indimenticabile mi sono guadagnato solo un “ca”.
E veniamo alla musica, altro elemento importante di una festa, perché il canto scalda gli animi, scatena il ballo, rende felici! Caty & Lino, musicisti di liscio, cari amici di mamma, erano le persone giuste! E avevano anche il repertorio giusto! Canzoni degli anni del miracolo economico, della gioventù dei miei genitori. Abbiamo insieme scelto le musiche adatte e una scaletta di massima. Qualche buona idea per la scelta dei brani mi è venuta leggendo il libricino “Il cafè – chantant”, canzoni, soubrettes e comici di una grande stagione di spettacolo. Quella dei caffè concerto dei primi del ‘900, da cui sono nati personaggi indimenticabili come Petrolini, Nicola Maldacea, le formose Gilda Mignonette o Florette Pataponche e canzoni intramontabili come Nimi Tirabusciò, Come pioveva, La spagnola… Ho aggiunto qualche canzone che i fratelli di papà avrebbero voluto cantare e voilà il “bi”al sospirato aggettivo.
Ma cosa sarebbe un evento senza documentazione, senza una foto o un filmato che lo testimoni? Niente, non è esistito. Me l’ha detto una volta una mia amica fotografa di un famoso cantante, che documenta ogni concerto dal vivo, se no è come non averlo mai fatto. E allora chiedo al mio caro amico (e compare) Luca, operatore e montatore tv, di documentare con la sua telecamera (il video lo monterò con moooolta calma). E invito Andrea (in arte il “DEMA“), amico fotografo, a fare la foto di gruppo (che ho consegnato il giorno stesso, come si fa ai matrimoni!). Andrea si è divertito così tanto con la macchina fotografica, che ha fatto un super – reportage di quasi 500 foto: credo che nessun presente abbia mai avuto di sé ritratti così belli e spontanei (encomiabile la tecnica, in condizioni di così scarsa luce). Guardate su Facebook i 2 album fotografici in ricordo della giornata, parte 1 e parte 2 oppure tutto l’album di oltre 400 foto su Flickr (qui potete anche scaricarle e stamparle).
Accendiamo allora tutta la parola “indimenticabile”? Forse sì, avendo visto papà quel giorno sorridere come mai, sorpreso, circondato da decine di persone che piangevano commosse, che lo abbracciavano e lo baciavano da tutte le parti! E’ stato quello il risultato più bello: rendere felice papà! E sono stati felici anche gli invitati, a giudicare dagli infiniti elogi e complimenti che ho ricevuto (questa la scaletta dell’evento).

CONCLUSIONI

Forse un successo è fatto di intuizione, dedizione, duro lavoro, cura dei particolari… Ma, come avete visto, non è solo merito di una persona sola, ma di tutti quelli che contribuiscono. Io sono forse riuscito a far bene il ruolo dell’organizzatore, ho creato l’evento, ma senza validi collaboratori che hanno fatto egregiamente, con passione e amicizia il loro lavoro, l’evento non avrebbe funzionato. Le persone valide e affidabili che lavorano bene fanno la differenza. Naturalmente è poi il pubblico il giudice finale. Ma se gli ingredienti della torta sono stati ben scelti, dosati e preparati da un team di bravi pasticceri, non si potrà poi dire che la torta è una torta cattiva…
Oltre ai tanti, forse troppi complimenti che ho ricevuto, la cosa più bella che mi ha detto una cara amica è che ho la capacità di “costruire emozioni”. Beh, sarò che sono “portato”, che forse ho delle doti “naturali” per lo show… Ma credo che chiunque possa fare un capolavoro nel suo ambito quando ci crede fino in fondo.

Ora tocca a voi! Provare per credere! 
Andate e moltiplicatevi! Che poi vi vendo un altro ALBERO GENEALOGICO! Ah ah!

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