Igor Francescato Blog

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ER MONNO INTORNO – Quel poeta mato de Crosato

“Dio era pieno di sè. Dia si lasciò impressionare. Fu amore eterno.”

(Francesco Crosato)

Una serata di spritz e poesia era,

nel centro / fin d’inverno s’era,

e quella fredda laconica sera

un mato poeta mutò la mia sìera:

trovai il Crosato, mai fu notte più fiera!

Ero lì quella sera. E qui comincerei testè con una poesia del Crosato: “Ero ed Era”:

«Ero era ossessionato dal suo passato / e divenne Nero quando si ricordò che Era, / in gioventù, l’aveva tradito; / andò a chiudersi in convento / e si tramutò in Cero. / Era, pentita, si trasformò in Sera / per vederlo ardere».

Per me era, quella sera, il 20 marso de ‘sto ano ed ero capità al Cavastropoi nella me Treviso, con un’amichetta di cognome Trombetta, invità dall’amica Ivana la nana (mi scuserà l’Ivana che nana non è, ma la rima rispetto non tiè), insomma ero lì e non qui, per sentir recitar le poesie dell’Ivi lì poetessa e di quell’altro, il Crosato, che poi scopersi che era mato! L’invito recitava (da solo) pì o manco questo:

locandina-cavastropoi-crosato-priorEra la notte prima della Giornata mondiale della poesia, era il dì prima che proprio 85 ani prima, primo giorno di primavera, nascesse a Milan la Merini poetessa:

Sono nata il ventuno a primavera
Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

Questo dì me lo ricorderò, oibò se non lo scorderò. Ero al tavolo con la Trombetta, e poco più in là suonava un’arpetta, era la dolce arpa di Sara Girardello, che soavemente intramezzava i due poeti sul palco, anzi, sul banco dell’osteria, tra tramezzini, cicheti e litri de vin bon. Detto ciò ecco un’istantanea, fata da mi, col cellulare dell’Ivana nell’osteria, cussì che la sia finia:

ivana-prior-al-cavastropoi-de-treviso-con-arpaPrima e dopo le belle poesie dell’Ivana, e tra l’Ivana e la Sara, insomma a sandwich tra le due, un tal Francesco Crosato, poeta mato, tra uno spriss e ‘na bira (in ordine anche misto), decantò alcune sue poesie: e fu subito amor! La prima volta che m’apparse sorseggiavo un thè caldo con la Trombetta e fors’anche con la cannuccia. La posizione ond’ero io, era più o meno questa (il Crosato la man alzata avea):

Francesco-crosato-recitando-con-ivana-cavastropoi_trevisoFrancesco Crosato, Treviso, classe 1955 “Nasce nella centralissima via Pancera, dove rimane fino all’età di tre anni: giusto il tempo per farsi sfregiare il viso con una lametta da barba dall’amata sorella Tiziana” (così recita la sua autobiografia nel suo autosito Francesco Crosato.it). Suppergiù 57 anni dopo lo sfregio, egli s’esibisce appunto al Cavastropoi, dove io lo sentii recitar la sua Restèra, ironic-poetry sui trevisani gran lavoratori e gran passeggiatori sulle rive del Sile. E fu subito sera, anzi restèra:

Scopersi ben poi che “La restèra” è una poesia non ancora pubblicata dal Crosato, essa è inedita. E d’ora in poi è edita, quiggiù, per voi in omaggio, in ‘talian e in diaeto trevisan original!

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Ma torniamo prima del poi, che è sempre il 20 marzo 2016, al Cavastropoi. La serata si scaldava, io ero al settimo thè e il caveon de Crosato mi conquistava definitivamente con il ricordo in poesia dela nona sua, quando ‘na volta lavava i panni nel mastelon col saon che sbrissava e schissava dapartùto. Er poeta trevisan stava recitando El mondo int’el mastel, la prima poesia del Crosato in dialetto, inserita prima in “Cos’hai che non parli” (Ensemble ‘900 editore, 1994) e poi nella raccolta di poesie “S’ciantìzi” (Angelo Longo editore, 2000, reperibile qui). Ecco il testo in lingua originale e in italiano:

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E questa è la performance del Crosato, davanti la casa di mia zia Coca, sorella della mia adorata nonna Maria, nella campagna de Zero Branco, dove ho pensato di ambientar il video, de ‘sta poesia dedicada alla nona del poeta. E dove, forse 50 ani fa o più, anche la me nona e so sorèa dea nona, e tutte le sorèe precedenti, han lavato i panni proprio lì, in quea fontanona, che butta acqua bòna a geto continuo da tempi immemori.

Ma ecco un’ultima istantanea dal Cavastropoi, forse proprio quando “El mastèl / ze come un bordèl / a cotoła se sposta / a mostra ’a mudànda” (il mastello / è come un bordello / la gonna si sposta / mostra la mutanda):

Francesco-crosato-recitando-con-ivana-Prior-cavastropoi_TrevisoFiniti i thè, prima o poi fui finito anche me, ma deciso a chieder, con tatto, er contatto del Crosatto (a onor di rima). Francesco Kek Crosato fu co mi generoso: mi regalò ‘na copia de “Strani incontri”, de “10 ristorantini a 10 euro” e de “No’ solo nonsolo” e mi scrisse il suo numero su una cartolina trovata lì, che per infantil pudor mostrar no posso.

Giunse presto la stagion bella, o estate al mare, o state a casa. Io scelsi il mare di Jesolo (òcio che Jesolo torna nella poetica del Crosato, come ben sa chi il video der Monno tosto s’è visto). Fu la prima e la peggior settimana di agosto, grigia e con temperature autunno-invernali-bestemmiali. Ero lì in spiaggia, con mammà e soréa, a giocherellar col mio nuovo gimbal (questo qui per la precision, che poi ho usato per la prima volta proprio per Crosato), che regalato ho alla mia Hero 3 per farla star un po’ più stabile di quel che le mie man riescano a far. Ebbene qui ebbi l’idea di chiamar il Crosato per incontrarlo, e meglio era, gli dissi, se a casa sua, nel suo monno. Il 16 del mese medesimo, ovvero il dì dopo Ferragosto (ecco per voi qualche poesia a caso per questo dì), ero tra la campagna e la città di Carbonera, overo proprio al centro della vita del Crosato, overo nel centro del suo appartamento. C’eravamo incontrati un’orina prima, davanti al municipio di Villorba e ancora pochi minuti prima, aspettandolo, m’era venuta in mente un’idea in rima per scioglier er ghiaccio ed introdurre la chiaccherata che inizia il video. Per condurre un po’ la direzion dell’intervista, mi son appuntà su un foglietto, alcune poesie di Strani incontri, mini-raccolta di mini-poesie ironico-demenzial-surreal, che trastullano il mio gusto bufo. Siccome poche di esse han trovato spassio nell’economia del racconto, eccovene dell’altre in omaggio da me e da Kek:

Qualcun birbo avrà notà l’espediente che ho usà ogni volta per uscire dal racconto “in presa diretta”in Casa Crosato e andar fuori, incontro alle sue poesie, che volevo sceneggiar e raccontar nel giusto ambiente. Al Crosato non l’avevo detto e l’effetto spontaneo che alcune sortite han avuto, è stato alquanto divertente! Come nella prima uscita quando fingo di sentir nell’aria “odor di poesia” e chiedo a Kek: “Lo senti?” e lui, annusando profondamente l’aria e poi i suoi vestiti: “Son sudà?”. Ah ah, che bufo!

Il primo giro di poesie l’abbiam fatto qualche settimana dapoi. Avevo deciso di cominciare dalle poesie che Francè ha dedicato alle opere dello scultore trevigiano Toni Benetton, sculture di ferro che pubblicamente si posson ammirar nei pressi di piazze, ospedali, opere pubbliche della provincia di Treviso. La stele eretta al partigiano veneziano Ignazio Vian, impiccato a Torino dai nazifascisti nel ’44, opera appunto di Toni Benetton, si leva nei pressi di un giardinetto a Mogliano Veneto. Nel giardinetto quel dì c’erano solo due signore, ma assai ciacolone, probabilmente badanti straniere in fase d’ozio, ozianti proprio dove io e Kek c’eravamo sistemati per le riprese. Con noi c’era pure un nugolo di zanzare affamate che banchettarono felicemente, e a lungo, con i nostri arti esposti all’arte. A lungo le zanzare goderono di noi, perché a lungo abbiam aspettà che le signore smettessero de parlà, che le auto finissero de passà e finanche perché io volevo fà ‘na ripresa doppia (con la Hero e con la “me morosa nova“, collegata ad uno stoico MK1). Bando alle zanze: ecco “Ignazio Vian”, poesia della raccolta ancora inedita “Dedicato a Toni Benetton”:

Pieni “de beconi de zanzare su gambe e man”, andammo poco distante da lì, in piazza Marinai d’Italia, dove, circondato da innocui moscerini e con il prurito di punture fresche, lo stoico Francesco ha interpretato “Monumento ai marinai”, poesia della sua raccolta per Toni Benetton. La scultura di Benetton è proprio davanti al monumento ai caduti del mare, che qui si vede in una foto d’epoca (tratta da qui):

monumento-marinai-italia-mogliano_venetoProprio lì davanti, Crosato ha interpretato la sua poesia:

Ed è giunto finanche il momento di fare un salto dietro le quinte della puntata e veder, in immagini immobili, tuto quel che Crosato ha fato e recitato nel nostro viaggio in poesia, tra la città di Treviso e la sua campagna, tra zazare e opere di Toni Benetton, tra Jesolo e Lio Piccolo:

QUEL POETA MATO DE CROSATO - backstageQUEL POETA MATO DE CROSATO – backstage fotografico

Ma un altro pezzo di Crosato che ho cancellato, anzimente che non ha trovato il giusto spazio nel racconto, sono le poesie a orlo del libro “Cancellazioni di SANTOROSSI”. Qui le opere del pittore Santorossi sono frammentate, sparpagliate, scapestrate, effettivamente cancellate, come lo sono le “poesie cancellate” del Crosato che chiudono il libro. Ma prima che io ci ripensi e che cancelli definitivamente questa storia, guardate tes (e poi cancellate dalla vostra mente) er video de segguito:

Quel poeta mato de Crosato ha adottato la sua lingua madre come mezzo espressivo da una ventina d’anni, quando è stato folgorato da una poesia dialettale di Andrea Zanzotto intitolata “Cantilena londinese”, tratta dalla raccolta Filò, eccola:

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Da quel momento Francesco scrive poesie anche nel suo dialetto trevigiano e la sua prima raccolta è stata S’ciantizi, dalla quale ho il piacere di regalarvi “Aguasso sul mar, ‘na naftaina e un stramasso”:

Invece, tra i calligrammi che del Crosato non ho raccontato, ce n’è uno molto caro all’autore, quello dedicato a suo nonno, dal quale, assieme alla nonna, Francesco passava le sue estati giovanili in campagna. Nel calligramma Di te ricordo, Francesco così ricorda suo nonno:

Tante, molte e cotante altre sono le opere del Crosato che qui non posso raccontar e che lui stesso deve ancora realizzar! Quindi questa storia è destinata, giustamente, definitivamente, simpaticamente alla fine… Anche se un quesito, al poeta trevigian, come a qualcuno di noi, sinistramente rimane: ma m’ama o no’ m’ama me mama?

Igor Francescato con Francesco Crosato e le sue opere

Igor Francescato con Francesco Crosato e le sue opere

Qui potete scaricare la puntata in HD!

PS: grazie grazie all’amico Natale per il suo contributo (libero e obbligatorio) alle riprese a Jesolo e Lio Piccolo 🙂

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1 Commento

  • Rispondi Francesco Crosato |

    Carissimi, sono el poeta mato Crosato.
    Da qualche tempo ho la fortuna di poter vantare, all’interno de “Er monno intorno”, una lunga intervista fattami da Igor, un’intervista articolata, ricca, per non parlare degli interessanti approfondimenti. Voglio per prima cosa, naturalmente, ringraziare Igor per avermi offerto l’opportunità di farmi conoscere, di far conoscere la mia poesia sia in italiano che in dialetto trevigiano, e di poter divulgare la poesia in generale. Come ho avuto modo di dire alla fine del lavoro in una sorta di “presunto fuori onda” – sono molto contento per la freschezza del filmato, per la leggerezza che mi pare lo contraddistingua e in cui mi ritrovo. Ma qui sta tutta la bravura di Igor: nell’esser riuscito a farla emergere. Mi ha sinceramente stupito l’immane impegno necessario per mettere insieme i vari pezzi di un lavoro come questo, la professionalità che tutto ciò richiede, la “pignoleria” indispensabile per costruire le varie sequenze (quanta fatica per trovare, ad esempio, via Banfi a Jesolo… o per individuare lo sfondo adatto in cui recitare le poesie sulla campagna… “Gramegna”, come si può notare, è stata recitata in mezzo ad una campagna in procinto di essere totalmente sconvolta da un incredibile temporale… sembravamo davvero due allegri disperati immersi nelle intemperie…). Ma andiamo con ordine: come avete visto, tutto è iniziato nel mio piccolo appartamento in quel di Pezzan di Carbonera, in provincia di Treviso. Il mio studio, la mia camera, il bagno… a partire dalle librerie, siamo risaliti agli scritti, al libretto “Strani incontri” sulla vita di coppia, all’importanza dell’ironia, ai calligrammi… certi particolari della casa mi hanno portato a parlare poi quasi naturalmente delle fiabe, di “Ometti neri in camera”. Ogni tanto partiva qualche “collegamente esterno”, ad esempio legato ad un testo magari non ancora pubblicato, come quello sulla costa adriatica (una poesia per ogni luogo, con guida finale) e da qui sono nati, ad esempio, i collegamenti con Jesolo. E’ stata una mattinata incredibile quando ci siamo recati a girare in quel di Jesolo paese: la piazza della cittadina era completamente invasa da gente in costume d’epoca che ricordava la repubblica della Serenissima, le sue divise, le sue armi; lì in mezzo siamo riusciti in qualche modo a filmare coprendoci dai fastidiosi e disturbanti riflessi del sole con un tendone prestatoci dagli uomini di una bancarella dove si vendeva porchetta e salsicce… poi ci siamo spostati a Jesolo lido nel pomeriggio lungo la spiaggia a filmare il grattacielo verde o, con Igor letteralmente fuori dal finestrino dell’auto in corsa (come se stesse seguendo in un giro d’Italia anni sessanta Coppi o Bartali sullo Stelvio o sul Pordoi…) a filmare il grattacielo detto “il matitone” … o ancora, quello stesso pomeriggio, a cercare, per più di due ore, una inesistente bilancia rossa di una vecchia e ormai scomparsa farmacia citata in una mia lirica sull’infanzia a Jesolo o a cercare una quasi introvabile targhetta – stavamo quasi ormai per rinunciare all’imbrunire – di una via dedicata a Banfi, anch’essa nominata in un qualche mio verso… e lì ho scoperto ammirato, pur sbuffando un po’, la testardaggine di Igor che ha anche, seguendo la mia passione per Tony Benetton, grande artista del ferro di Treviso, voluto rincorrere le sue sculture a Mogliano: quella dedicata al giovane partigiano Ignazio Vian e quella dedicata ai marinai d’Italia (riprese, entrambe, rivelatesi particolarmente ardue a causa di un sole dispettoso che non voleva saperne di uscire dalle nuvole e di potenti e minacciosi sciami di fetenti zanzare). Poi c’è stata la ripresa del “globo” sempre di Tony, in piazza Roma a Treviso, in mezzo al traffico: mi pareva di essere il vecchio Calindri della vecchia pubblicità mentre sorseggiava il suo aperitivo a base di carciofo seduto davanti ad un tavolino in mezzo ad un incrocio… La stessa ripresa della fiaba “Le strade di vetro” è stata realizzata lungo una strada di campagna più volte disturbata dal pasaggio di trattori e tagliaerba che ci costringevano a prendere e riprendere, spostare e rispostare il nostro povero leggio e a ricominciare ogni volta da capo la recitazione… Avanti e indietro infine anche lungo la “Restèra”, la strada che costeggia il fiume Sile alle porte di Treviso, avanti e indietro grondanti sudore (non dimenticate che Igor deve portarsi appresso ogni volta la sua pesante cinepresona con borse annesse…). Non voglio pensare, infine, alle fasi di montaggio sostenute in solitudine monacale da Igor nella sua casa romana e al laborioso inserimento dei sottotitoli, resi indispensabili dalla presenza dei testi in dialetto. Ma tutto – lo ripeto – è avvenuto all’insegna della leggerezza e del divertimento e quindi spero vi siate divertiti anche voi a guardare il risultato del nostro lavoro. Un ennesimo grazie dunque al grande Igor e un in bocca al lupo alla sua “Er monno intorno”, sempre più interessante, sempre più stimolante.
    Ciao a tutti.
    El poeta mato (ma Igor talvolta mi supera) Francesco Crosato.

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