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LE NOSTRE ZONE ERRONEE – guida all’indipendenza dello spirito

Lettura e commenti ad alta voce del libro LE VOSTRE ZONE ERRONEE di Wayne Walter Dyer, in 12 capitoli e poadcast audio, con i commenti degli ascoltatori e degli ospiti speciali che hanno partecipato alle dirette del canale Telegram “LE NOSTRE ZONE ERRONEE”. Per la crescita personale verso l’indipendenza dello spirito.

Presentazione di Igor Francescato

L’audiolibro, capitolo per capitolo, letto da Igor Francescato:

I commenti degli ascoltatori e degli ospiti speciali, capitolo per capitolo. Hanno partecipato: Emanuela Nava, Matteo Tosi, Alice Bettolo, Renato Borsoi, Barbara Moro, Alberto De Bastiani.

SEGUONO ESERCIZI E PRATICHE TRATTE DAL LIBRO
“LE VOSTRE ZONEE ERRONEE” di Walter W. Dyer

Le venticinque domande elencate qui di seguito sono state formulate per misurare la tua capacità di scegliere la felicità e l’appagamento. Leggile e, con tutta l’obiettività di cui sei capace, valuta te stesso e il modo in cui vivi nel presente. Le risposte positive indicano padronanza di sé e scelte efficaci (tratto dall’introduzione di “Le vostre zone erronee”).

1. Credi di essere padrone della tua mente? (vedi cap 1)

2. Sei in grado di controllare i tuoi stati d’animo? (vedi cap 1)

3. Le tue motivazioni vengono, più che dall’esterno, da dentro di te? (vedi cap 7)

4. Sei esente dal bisogno di ricevere approvazione? (vedi cap 3)

5. Sei tu a stabilire le tue regole di condotta? (vedi cap 7)

6. Sei libero dal bisogno di essere trattato con giustizia e lealtà? (vedi cap 8)

7. Ti sai accettare così come sei, e sai fare a meno di lamentarti? (vedi cap 3)

8. Sei libero dal culto degli eroi? (vedi cap 8)

9. Sei uno che agisce, che fa, o uno che critica? (vedi cap 9)

10. Vai incontro con entusiasmo al misterioso e all’ignoto? (vedi cap 6)

11. Riesci a evitare di parlare di te stesso in termini assoluti? (vedi cap 4)

12. Riesci sempre ad amare te stesso? (vedi cap 2)

13. Sai crescere le tue radici? (vedi cap 10)

14. Hai eliminato ogni rapporto di dipendenza? (vedi cap 10)

15. Hai eliminato dalla tua vita ogni motivo di biasimo e di critica? (vedi cap 7)

16. Sei libero da costante senso di colpa? (vedi cap 5)

17. Riesci a non curarti del domani? (vedi cap 5)

18. Sai dare e ricevere amore? (vedi cap 2)

19. Riesci a evitare l’ira paralizzante nella tua vita? (vedi cap 11)

20. Hai eliminato l’abitudine di rimandare al domani? (vedi cap 9)

21. Hai imparato dai tuoi errori? (vedi cap 6)

22. Sai godere spontaneamente, senza avere un programma? (vedi cap 6)

23. Sai apprezzare il buon umore e sai infonderlo? (vedi cap 11)

24. Sei trattato dagli altri come vuoi esser trattato? (vedi cap 10)

25. Più che il bisogno di rimediare alle tue deficienze, è il tuo potenziale di crescita che ti motiva? (vedi cap 1)


PRATICA relativa al capitolo 1

Sei cresciuto in una cultura che insegna che non sei tu il responsabile dei tuoi stati d’animo. Hai appreso una quantità di frasi per difenderti dal fatto che, in realtà, essi sono in tuo controllo.
Ecco alcune delle frasi che hai usato continuamente.
Esamina il messaggio che inviano:

1. • “Mi offendi.”
2. • “Mi rattristi.”
3. • “Che posso farci, se sono triste.”
4. • “Ho i nervi – e non stare a chiedermi perché.”
5. • “È un uomo disgustoso.”
6. • “Le cime d’intelligenza mi mettono in soggezione.”
7. • “Mi metti in imbarazzo.”
8. • “È una donna che mi fa veramente adirare.”
9. • “Mi hai fatto fare una magra figura davanti agli altri.”

Ogni frase contiene un messaggio secondo il quale non saresti responsabile di ciò che provi.
Riscrivile, ma formulandole con esattezza, così che riflettano il fatto che sei tu a rispondere di ciò che provi e che i tuoi stati d’animo discendono dai tuoi pensieri.

Esempi:

1. • “Mi sono offesa per le cose che mi sono detta su come hai reagito con me.”
2. • “Mi sono rattristata.”
3. • ”Qualcosa potrei fare, ma ho deciso di esser triste.”
4. • “Ho deciso di avere i nervi, perché così riesco di solito a manipolare la gente, dato che gli altri immaginano che io li controlli.”
5. • “Io mi disgusto.”
6. • “Io mi sento in soggezione con le persone di riguardo.”
7. • “Mi sento imbarazzata.”
8. • “Mi adiro ogni volta che le sto vicino.”
9. • “Io mi sono sentito come uno scemo, per aver dato alle vostre opinioni un maggior peso che alle mie, e per aver creduto che anche gli altri facessero lo stesso.”

Penserai che le frasi della prima lista siano soltanto dei modi di dire e siano prive di un vero significato, ma esse sono diventate dei clichés nella nostra cultura. Se corrispondono alla tua logica, chiediti come mai le frasi della seconda lista non sono diventate dei clichés. La risposta risiede nella nostra cultura, la quale insegna la mentalità della prima e scoraggia la logica della seconda lista.

Il messaggio è trasparente come un cristallo. Tu sei responsabile di ciò che provi. Senti ciò che pensi e, solo che ti decida, puoi imparare a pensare in maniera diversa. Domandati se essere infelice, sentirti offeso, sentirti giù di tono, rendano a sufficienza. Poi comincia a esaminare a fondo i tipi di pensieri che ti portano a tali stati d’animo debilitanti.


LE FORME DEL DISGUSTO VERSO SE STESSI (tratto dal capitolo 2)

l disgusto di sé può assumere varie forme, e anche tu potresti sminuirti col tuo modo di fare. Ecco alcune delle manifestazioni, tipiche e ricorrenti, che rientrano nella categoria dei veti autoimposti:

• Rifiutare i complimenti a te diretti
(“Ah, è una vecchia storia! In realtà non sono bravo: sono soltanto fortunato…”)

• Giustificarti per il tuo bell’aspetto
(”Tutto merito della mia parrucchiera. Riuscirebbe a far bello un rospo”; ”Tutto merito della guardarobiera”; “È che mi dona il verde…”)

• Attribuirlo ad altri quando è tutto merito tuo
(”Dio sia ringraziato per Michael: senza di lui non sarei nulla”; “Ha fatto tutto Marie: io mi sono limitata a sovrintendere”)

• Chiamare in causa altre persone quando parli
(”Mio marito dice…”; ”Mia madre ha la sensazione che…”; ”George mi dice sempre che…”)

• Far verificare da altri le tue opinioni
(”Non è vero, cara?”; “È questo che ho detto, no, Marta?”; “Lo domandi a mio marito; le dirà che…”)

• Rifiutarti di dare un ordine, non perché non puoi permettertelo (benché questa sia la ragione che adduci), ma perché ti senti inferiore

• Non raggiungere l’orgasmo

• Non offrirti un oggetto perché pensi di doverlo acquistare per un’altra persona, sebbene non sia necessario che ti sacrifichi; non regalarti cose che ameresti possedere, perché non te ne senti degno

• Non indulgere in cose che ti piacciono, come i fiori, il vino, ecc., perché sarebbero sprecate

• In una sala piena di gente, uno grida: “Ei, stupido!”, e tu ti volti

• Darti dei nomignoli (e farli adottare anche da altri) con cui in realtà ti mortifichi. Per esempio, Cartuccia, Ciuccio, Mammoletta, Baby (quando invece sei un adulto), Facciabuffa, Tappetto, Ciccio, Pelatina…

• Un amico o un amante ti regala un gioiello. Fra te, pensi: “Ne avrà un cassetto pieno, a casa, per tutte le sue donne”

• Un uomo ti dice che sei bella. Mentalmente traduci: “O è orbo o cerca di lusingarmi”

• Un uomo ti invita al ristorante o a teatro. Tu pensi: “In principio è sempre così; ma quanto durerà, dopo che avrà scoperto come sono veramente?”

• Una ragazza accetta da te un appuntamento, e tu pensi che lo faccia per pietà.


PRATICA relativa al capitolo 3

Ecco una breve lista di frasi prese dai testi delle canzonette in voga, che inviano il segnale che qualcuno o qualcosa è più importante di te. Senza la sua approvazione, crolleresti.

• “Non posso vivere, se vivere vuol dire stare senza di te”.

• “Mi fai tanto felice”.

• “Mi fai sentir donna”.

• “Tutto dipende da te”.

• “Mi fai sentire nuova di zecca”.

• “Finché avrà bisogno di me”.

• “Se te ne vai”.

• “La gente che ha bisogno della gente”.

• “Sei il sole della mia vita”.

• “Non ho altra luce che te”.

• “Non esisto senza te”.

La prossima volta che ascolti una di queste canzoni, ti consiglierei il seguente esercizio: prendi i testi che riflettono ciò che ti è stato insegnato, ossia che sei perduto se una persona ti disapprova o ti molla; riscrivili poi, in modo che riflettano la mentalità di chi è padrone di se stesso e non va in cerca di approvazioni. Per esempio:

• Sono io che mi faccio sentir donna: tu non c’entri.

• Sono stato io a volerti amare; adesso non lo voglio più.

• La gente che ha bisogno della gente è la gente più sfortunata che esiste al mondo. Ma la gente che vuole l’amore e che gode degli altri, quella si rende felice.

• Mi rendo tanto felice con le cose che mi dico su di te.

• Sono io il sole della mia vita, e che tu esista rende tutto più splendido.

• Posso, volendo, smettere di amarti; ma a questo punto decido di non smettere.

Sono parole, lo ammetto, che non farebbero vendere un solo disco; ma tu potresti almeno cominciare a imprimere una nuova direzione ai messaggi che ti giungono e che riflettono la mentalità acquisita dai più, nella nostra cultura.
“Non esisto senza te” deve essere tradotto in “Non esisto senza me stessa, ma averti qui è bellissimo”.


PRATICA 1 relativa al capitolo 4

I vantaggi che trai dal restare aggrappato al passato esibendo le tue etichette, si compendiano in una sola parola: fuga. Quando vuoi evitare un certo tipo di attività, o rendere plausibile un tuo difetto, puoi sempre giustificarti con un’autoconnotazione.
Dopo esserti servito abbastanza a lungo di queste etichette, cominci a crederci tu stesso: da quel momento sei un prodotto finito, destinato a rimanere quale sei per il resto dei tuoi giorni.
Le etichette ti permettono di scansare la fatica e il rischio inerente al tentativo di cambiare. Esse inoltre perpetuano il comportamento che ha dato loro origine.
Così, se ad esempio un giovane va a una festa convinto di essere timido, si comporterà alla festa come se tale fosse, e il suo comportamento rafforzerà ulteriormente l’immagine che egli ha di sé.
É un circolo vizioso.
Proprio così. Anziché intervenire tra il punto 3 e il punto 4 del circolo, egli si esonera con un “Sono timido”, evitando abilmente il rischio che sarebbe necessario per uscire dalla sua trappola. La timidezza del giovane può avere molte ragioni; alcune risalgono probabilmente alla sua infanzia. Ma, quali che siano le ragioni dei suoi timori, resta il fatto che egli ha deciso di non correggere la propria circospezione in società, bensì di liquidarla con un semplice “Sono timido”. La sua paura di commettere un errore è abbastanza grande da impedirgli di tentare. Se avesse fede nel suo momento presente e nella sua capacità di compiere scelte, la sua frase cambierebbe: da “Sono timido”, diventerebbe “Finora mi sono comportato da timido”.


PRATICA 2 relativa al capitolo 4

Il circolo vizioso “dell’Io sono fatto così” vale per praticamente tutte le autoconnotazioni negative.
Prendi, ad esempio, il circolo di uno studente convinto di non essere bravo in matematica, mentre affronta un compito di algebra.
Anziché fermarsi fra il punto 3 e il 4, e dedicarvi più tempo, consultare il suo tutor o spremersi le meningi, egli lascia perdere, smette. Richiesto del motivo per cui ha abbandonato l’algebra, dirà: “Sono sempre stato una schiappa in matematica”.
Quest’infernale “Io sono” è il pretesto a cui ricorre per esonerarsi e per spiegare al prossimo le ragioni per cui persiste ad adottare un sistema che segna la sua sconfitta.
Potresti dare uno sguardo al circolo della tua personale logica nevrotica, e cominciare a cimentarti in tutti quei campi in cui hai già scelto di essere un prodotto finito. Il vantaggio numero uno che trai dal rimanere aggrappato al passato e dal riposarti sulle tue autoconnotazioni, consiste nel fatto che ti risparmi di cambiare.


PRATICA 1 relativa al capitolo 5

FATTORI CHE PRODUCONO TIPICI SENSI DI COLPA, E REAZIONI

Madre — Donny, porta su le sedie dal seminterrato. Fra poco si va a tavola.
Figlio — Sì, mamma, tra un minuto. Sto vedendo la partita e le porterò su quando è finita quest’azione.
Madre — (segnale di colpa) Allora non ti disturbare. Lo faccio io… con la schiena che mi duole. Resta pure seduto a divertirti!

Donny “vede” sua madre che crolla sotto una montagna di sei sedie. E il responsabile è lui.
La mentalità che sta dietro una frase come “Io mi sono sacrificato per te!” è straordinariamente efficace nell’inculcare un senso di colpa. Un genitore con essa ti richiama alla memoria tutte le volte che ha rinunciato alla propria felicità purché tu avessi una data cosa. Naturalmente ti domandi come hai mai potuto essere tanto egoista dopo che ti era stato ricordato di quanto sei debitore…
La malattia di uno dei genitori è una fabbrica che produce un senso di colpa di prima qualità. “Mi farai venire il cardiopalma!”, “Mi farai morire”, “Mi farai venire un infarto” — sono stimolatori efficaci del senso di colpa, a parte il fatto che accollano a te la responsabilità di praticamente tutte le malattie tipiche di chi invecchia. Hai bisogno di spalle forti per portare questo senso di colpa perché, senza esagerazione, potresti averlo tutta la vita e, se sei particolarmente vulnerabile, potresti perfino sentirti colpevole della morte di uno dei tuoi genitori.

Alcune strategie per eliminare il senso di colpa

• Cominciare a guardare al passato come a qualcosa di immutabile, malgrado i penosi stati d’animo che può suscitare. È finito! Non c’è senso di colpa che possa cambiarlo. Incidi questa frase nella mente: “Sentirmi in colpa non cambierà il passato, né mi renderà migliore”

• Domandarti che cos’è che stai evitando nel presente col senso di colpa intorno al passato. Lavorando a ciò che evitavi, eliminerai il bisogno di sentirti in colpa

• Cominciare ad accettare certe cose di te stesso che tu hai scelto ma che ad altri possono non piacere

• Tenere un Diario della colpa e annotare con esattezza quando, perché e con chi ti senti in questo stato d’animo

• Riconsiderare il tuo sistema di valori. A quali valori credi profondamente? Quali, invece, dài solo a vedere di accettare?

• Fare una lista di tutte le cattive azioni che hai commesse. Assegnare a ciascuna un punteggio, relativamente al tuo senso di colpa, da 1 a 10. Fa’ la somma, e vedi se il fatto che dia 100 o un milione cambia qualcosa nel presente. Il presente resta identico, e il tuo senso di colpa è una dissipazione

• Valutare le reali conseguenze del tuo comportamento. Invece di andare in cerca di sensazioni “mistiche” determinando i “si” e i “no” della tua vita, determina se i risultati delle tue azioni siano piacevoli e produttivi per te

• Insegnare alle persone che tentano di manipolarti col senso di colpa, che sei perfettamente capace di far fronte al loro disappunto o delusione

• Fare una cosa da cui sai che deriverà senso di colpa.


PRATICA 2 relativa al capitolo 5

PRONTUARIO DELL’INQUIETUDINE

IO MI PREOCCUPO…

1. Dei figli (“Tutti si preoccupano dei figli. Non sarei un buon padre se non me ne dessi pensiero. E allora?!”)

2. Della mia salute (“Se non te ne curi, puoi morire in qualsiasi momento!”)

3. Della morte (“Nessuno vuole morire. Tutti hanno paura della morte”)

4. Del mio lavoro (“Se non te ne preoccupi, pubi perderlo”)

5. Della situazione economica (“Qualcuno dovrà pur preoccuparsene, visto che il Presidente non se ne cura”)

6. Che mi venga un attacco di cuore (“Tutti lo temono, no?”; “Il cuore potrebbe saltare in qualsiasi momento”)

7. Della sicurezza (“Se non te ne preoccupi, ti ritrovi all’ospizio o devi rimetterti al buon cuore dell’assistenza pubblica”)

8. Della felicità di mia moglie (o di mio marito) (“Sa Dio se mi preoccupo della sua felicità! Eppure, per lui/lei è come se nulla fosse”)

9. Di fare bene le cose (“Sempre mi preoccupo di fare tutto come va fatto. Così, mi sento a posto”)

10. Che il bambino sia sano (detto da una donna incinta) (“Ogni donna che sta per diventare mamma ha questo pensiero”)

11. Dei prezzi (“Prima che arrivino alle stelle, qualcuno dovrà pur preoccuparsene!”)

12. Degli incidenti (“Ho sempre il pensiero che a mia moglie o ai miei figli capiti un incidente. È naturale, no?”)

13. Di quel che penseranno gli altri (“Mi preoccupa la disapprovazione dei miei amici”)

14. Del mio peso (“Nessuno vuole essere grasso, quindi mi preoccupo di non riacquistare il grasso che ho smaltito”)

15. Del denaro (“Non ci basta mai e temo che, un giorno o l’altro, andremo in fallimento e dovremo ricorrere a un’opera assistenziale”)

16. Che mi si rompa la macchina (“Ho un vecchio macinino e guido sulla corsia veloce, sicché mi dà dei pensieri: penso a quello che succederebbe se si rompesse”)ù

17. Dei conti da pagare (“E chi non ha questa preoccupazione? Non sarebbe umano, non averla, quando si hanno conti da pagare”)

18. Che muoiano i miei genitori (“Non so cosa farei se morissero. Al pensiero, mi ci ammalo. Temo che non sopporterei di rimanere solo”)

19. Dell’aldilà, se Dio non esiste (“Non sopporto il pensiero che non vi sia nulla”)

20. Di che tempo farà (“Se ho in programma un picnic e può darsi che piova; se vado a sciare e forse non c’è neve”)

21. Della vecchiaia (“A nessuno piace invecchiare. Non mi si venga a dire che nessuno se ne dà pensiero!”; “Non so cosa farò quando andrò in pensione, e la cosa francamente mi preoccupa”)

22. Quando vado in aeroplano (“Si legge di tutti quegli incidenti aerei!”)

23. Della verginità di mia figlia (“Ogni padre, se vuole bene a sua figlia, ha il pensiero che le venga fatto del male o che si metta nei guai”)

24. Se devo parlare davanti a un gruppo di persone (“Divento una pietra davanti alla gente e sono terribilmente ansioso prima di aprire bocca”)

25. Quando mio marito non telefona (“Mi sembra normale che ci si preoccupi quando non si sa dove sia la persona a cui si vuol bene, o si teme che le sia successo qualcosa”)

26. Quando devo andare in città (“Chissà che cosa può accadere in una giungla?! Ogni volta che ci devo andare sono preoccupata”; “Temo sempre di non trovare un posto per parcheggiare la macchina”)

E forse la più nevrotica di tutte le inquietudini…
27. Di non avere preoccupazioni (“Non riesco a stare tranquillo quando pare che tutto vada bene. Sono in ansia perché non so che cosa succederà”).


PRATICA 3 relativa al capitolo 5

Alcune strategie per eliminare l’inquietudine

• Invece di farti ossessionare dal futuro, comincia a considerare il presente come fatto di momenti da vivere. Quando ti sorprendi in ansia, domandati: “A che cosa tento di sfuggire adesso, mentre riempio d’ansia questo momento?”, quindi va’ all’attacco di ciò che stai evitando

• Ammettere l’inanità dell’inquietudine. Domandati e torna a domandarti: “Cambierà mai una cosa in grazia delle mie preoccupazioni?”

• Concedere tempi sempre più brevi alle inquietudini

• Fare un elenco di tutte le cose di cui ti sei preoccupato il giorno precedente, la settimana o l’anno trascorsi. Vedere se qualcuna delle ansie è stata, in un modo o nell’altro, produttiva. Calcolare quante delle cose che paventavi si è poi attuata. Vedrai che l’inquietudine è un duplice sperpero: non altera il futuro, e un evento proiettato come catastrofico si rivela sovente di minore entità, quando non addirittura una benedizione

• Preoccuparti, e basta! Verificare se, quando sei tentato dall’inquietudine, riesci a farlo vedere. Voglio dire: smetti, rivolgiti a una persona e dille: “Guardami: sto per preoccuparmi”. Non si raccapezzerà, perché è probabile che tu non sappia nemmeno far vedere la cosa che fai tanto bene, tanto spesso.

• Porti questa domanda che sradica ogni inquietudine: “Qual è la cosa peggiore che potrebbe accadere a me (o a loro), e quali sono le probabilità che accada?”. Scoprirai così quanto sia assurdo preoccuparsi.

• Scegliere deliberatamente di agire in una maniera che è in diretto conflitto coi campi nei quali sei solito esercitare la tua inquietudine.

• Cominciare ad affrontare i timori con pensieri e azioni produttive.


PRATICA 1 relativa al capitolo 7

Biasimo, venerazione: gli estremi di un medesimo comportamento dettato dall’esterno

Se, a un estremo, incolpi e, all’altro estremo, veneri qualcuno, sei in un punto della “Linea dell’Attenzione Concentrata sugli Altri” (AcsA).

Tutti i tuoi eroi sono essere umani, fanno le stesse cose che ogni giorno fai anche tu. Si sentono prudere dove tu ti senti prudere, e alla mattina hanno l’alito cattivo esattamente come te.
Tutti i grandi eroi della tua vita non ti hanno insegnato nulla. E comunque, nessuno di loro è migliore di te.
Uomini politici, attori, atleti, cantanti, il tuo capouffìcio, il tuo terapista, il tuo professore, tua moglie (o tuo marito), sono soltanto bravi in quello che fanno, nient’altro.
E se tu ne fai degli eroi e li poni al di sopra di te, sei di quegli “esterni” che attribuiscono agli altri il merito dei propri buoni sentimenti.
Ti comporti da sciocco se cerchi fuori di te la ragione di come dovresti sentirti o di ciò che dovresti fare.
Riconoscere i propri meriti, come assumersi le proprie responsabilità, rappresentano il primo passo verso l’eliminazione di un comportamento soggezionale.
Sii l’eroe di te stesso!
Quando avrai perduto l’abitudine di biasimare e venerare, sarai fra gli “interni”, e all’interno, dentro di te, non esistono convenzioni universali, né per te né per gli altri.


PRATICA 2 relativa al capitolo 7

Strategie per eliminare alcune delle convenzioni che hai fatto tue

• Fa un elenco delle cose che di te non ti piacciono, e delle persone o cose a cui ne dai la colpa. Potrebbe risultare un elenco come questo (a sinistra “ciò che non mi piace di me e della mia vita”, a destra “di chi o cosa è la colpa”):

Sono troppo grassa…………………. Sara Lee, il metabolismo, mia madre, i McDonald, l’ereditarietà

Non ho la vista buona……………… I miei genitori, i miei nonni, Dio, la genetica, gli studi

Vado male in matematica………… I maestri delle elementari, mia sorella, una deficienza dei geni matematici, mia madre

Non ho un amico/a…………………. La Fortuna, nella mia scuola si viene sempre a sapere tutto, i miei genitori, non posso truccarmi

Sono troppo alta……………………… La genetica, Dio, mia madre

Sono infelice……………………………. La situazione economica, il Dow-Jones, il divorzio, i miei figli mi detestano, una malattia

Ho il petto troppo piccolo………… Mia madre, la genetica, il caso, denutrizione nella prima infanzia, Dio, Satana

Ho i capelli di un colore brutto…. Helena Rubinstein, l’ereditarietà, un’amica, il sole

Non mi piace come va il mondo… I Presidenti Ford, Nixon, Johnson, i comunisti, il
genere umano

Ho dei vicini schifosi…………………. Il vicinato, “Quel tipo di gente”, le norme di quartiere

Come gioco a tennis………………….. Il vento, il sole, la rete è troppo alta/bassa, le distrazioni, i crampi, il dolore al braccio, alla gamba

Non mi sento in forma……………… Il metabolismo, il mio periodo, il medico, il cibo, il caldo, il freddo, il vento, la pioggia, il polline, va’ a sapere.

Ora tira le somme dei punteggi che hai dato alle varie voci della colonna delle colpe, e vedi se, dopo averle scaricate per bene su tutte le persone e cose che reputi responsabili di ciò che non ti piace, sei cambiato tu o è cambiata la tua situazione. Sei esattamente al punto di prima. È vero o non è vero?
Resti come sei, che tu dia la colpa a qualcuno o che tu non la dia.
L’unica, è fare qualcosa di costruttivo per correggere ciò che non ti piace.
Questo può essere un buon esercizio per capire quanto sia futile dare la colpa agli altri.


FOCUS sul capitolo 8

L’uomo di è conoscenza è colui che
Vive agendo, non pensando di agire, né pensando a ciò che penserà quando avrà finito di agire […] Sa che la sua vita finirà anche troppo presto; sa, perché lo vede, che nessuna cosa è più importante di un’altra….
Talché un uomo di conoscenza suda e si affanna e, a chi lo guardi, appare un uomo come tutti gli altri, eccetto in questo, che la follia della sua vita è sotto controllo.
Poiché nessuna cosa è più importante di un’altra, un uomo di conoscenza sceglie una qualsiasi azione, e la compie come se per lui fosse importante.
La sua follia sotto controllo gli fa dire che ciò che egli compie è importante, e lo fa agire come se lo fosse; eppure, egli sa che importante non è.
Allora, quando ha compiuto i suoi atti, egli si ritira in pace e, siano essi stati buoni o cattivi, efficaci o meno, ciò non lo riguarda in alcun modo.

(tratto da Una Realtà Separata, di Carlos Castaneda, Nuovi Incontri con don Juan, Astrolabio, Roma 1971)

LE NOSTRE ZONEE ERRONEE – guida all’indipendenza dello spirito è un progetto di Igor Francescato, “un tè letterario online in 12 trasmissioni a libera partecipazione”, trasmesso in diretta Telegram dal 2 febbraio al 27 aprile 2025. Altre info qui.


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